Pandemia di prepotenza

Se manca il caffè in casa ed è lunedì mattina, c’è un ave maria che vorrebbe evocare il miracolo della apparizione di un cucchiaio sufficiente che basti per la moca. Ebbene sì, nessun miracolo del genere. Giacca in spalla, pigiama sotto e scarpette indossate a metà . In

un battibaleno ero già al bar vicino. Il primo buongiorno con Simone che non vedevo da quando è iniziata la pandemia. Vicina al bancone con i piedi per terra centrando l’indicazione della segnaletica di distanziamento, vedo un signore alto che dalla sinistra mi viene incontro costringendomi a spostarmi dal bancone e indietreggiare per poi piazzarsi lui

al mio posto. Beh il colmo mi dico, si sente più importante perché è più alto oppure dalla notte al giorno sono diventata invisibile. Simone mi rassicura, non te la prendere, vediamo di tutto qua dentro, dice lui scuotendo la testa. Mi sento fregare, questa prepotenza che non so

se sia diventata pandemica la riscontro ovunque e inizia a rendermi intollerante a tal punto da voler regalare un vaffa a gran voce. Esco fuori e mentre cerco di gettare lo scontrino centrando il cesto senza toccare un altro Signore si mi sposta e quasi mi butta a terra per

raggiungere la porta d’uscita. Dentro di me burla la canzone di Mimi : Uomini, sono figli delle donne...